“Tu” o “Lei” nell’Era Digitale? La Mia Regola di Etichetta al Primo Contatto con le Alte Cariche
L’avvento del digitale ha riscritto molte regole sociali e professionali. L’immediatezza delle piattaforme online ha spinto la comunicazione verso un’informalità rapida e universale, rendendo il “tu” la forma linguistica dominante. Come professionista attiva nel supportare le Piccole e Medie Imprese, sono costantemente alla ricerca del giusto equilibrio tra l’efficienza richiesta dal mondo del lavoro e il mantenimento di un’adeguata cortesia.
Il Contesto Aziendale: La Necessità di Agilità e l’Uso Strategico del “Tu”
Nel panorama aziendale moderno, il “tu” non è più visto come una mancanza di rispetto, ma come uno strumento che favorisce la velocità. Nelle comunicazioni di lavoro, l’adozione di un tono diretto aiuta a eliminare le tradizionali barriere gerarchiche, semplificando la collaborazione e accelerando i processi decisionali. Su piattaforme come LinkedIn o nelle interazioni quotidiane con collaboratori e clienti acquisiti, l’informalità è un valore aggiunto che dimostra apertura e disponibilità. Accolgo pienamente questa evoluzione e la applico quando il rapporto è già avviato o quando il contesto richiede agilità.
Il Criterio della Prima Impressione: Il “Lei” per le Alte Cariche Sconosciute
Tuttavia, adotto un criterio molto specifico che subordina la piattaforma al ruolo: utilizzo il “Lei” quando interloquisco per la prima volta con figure che ricoprono cariche superiori, istituzionali o apicali, e che ancora non mi conoscono personalmente.
Questa non è una regola universale o rigida, ma una scelta strategica e personale. Fintanto che la persona rimane uno “sconosciuto” nella gerarchia professionale, il “Lei” serve come un chiaro segnale di rispetto per la sua posizione e per il tempo che mi sta dedicando. È una forma di cortesia preventiva che stabilisce un tono di serietà fin dall’inizio. È come presentarsi a un colloquio: si inizia con il massimo rigore per poi eventualmente concordare un tono più rilassato in futuro. Mantenere il “Lei” in questa fase iniziale onora il ruolo che ricopre e dimostra professionalità senza compromessi.
La Riflessione Finale: I Confini Etici del Rispetto e dell’Educazione
Questa attenzione alle forme ci spinge a chiederci: dove si collocano i limiti etici di rispetto ed educazione?
Il rispetto è un valore essenziale, definibile come la considerazione sincera che si nutre per la dignità di un altro. Il limite viene valicato quando, per eccesso di cortesia, si permette che la propria integrità o autonomia venga sminuita. Non dobbiamo mai accettare che il rispetto si trasformi in una sottomissione passiva che ci impedisce di esprimere disaccordo o di mettere un freno quando necessario. Il vero rispetto è sempre bidirezionale.
Allo stesso modo, l’educazione (le buone maniere) ha i suoi confini. L’eccessiva formalità, quando non richiesta dal contesto, diventa un ostacolo, creando disagio e inutili distanze. Inoltre, l’educazione è negativa se ci spinge a sacrificare la chiarezza o l’onestà pur di non sembrare scortesi. Le regole di comportamento devono servire a rendere la comunicazione più fluida e sincera, non a limitare la nostra autenticità.
In conclusione, la mia bussola nell’etichetta digitale si basa sull’equilibrio e sulla condizione: agilità e “tu” per i rapporti consolidati, ma cautela e “Lei” per marcare il riconoscimento del ruolo al primo contatto con le figure di alto livello. L’obiettivo è sempre garantire una comunicazione efficace, trasparente e fondata sull’onestà.
